CANZONE FALCO

Fatti guidare dalle note di questa canzone alla scoperta della storia del palazzo di Carpi!  

ASCOLTIAMO LE PAROLE DELL’ULTIMO PRINCIPE DI CARPI ALBERTO PIO E SCOPRIAMO I SEGRETI DEL SUO CASTELLO !! QUALI PERSONAGGI E LEGGENDE NASCONDERA’?

 

PALAZZO PIO

Mi chiamo Alberto Pio
E il proprietario del castello sono io
Non lo sono sempre stato
Ma ciò fa parte del passato
Dopo il 1525 non sarà più mio
E dovrò dirgli addio
Ora ti mostro com’è fatto
So che rimarrai stupefatto
Se non facevi il bravo
Nelle carceri ti mandavo
Ma ora non ci sono più
L’archivio si trova laggiù
Il Torrione è degli Spagnoli

E nella Torre dell’Uccelliera cantano gli usignoli

Se l’orario non sai
La Torre dell’Orologio guarderai
Ma non ti affrettare
C’è ancora tanto da visitare
La Sala dei Cimieri
Non la conoscevi fino a ieri
Qua gli elmi dei soldati venivano decorati

Per essere più colorati
Ora siamo nel Cortile d’Onore
Guarda che splendore!
Le colonne devi contare
E i draghi cercare
È giunta l’ora di salutarci
E per un altro viaggio prepararci!

PER SAPERNE DI PIU’…
PALAZZO PIO

Palazzo Pio è un imponente edificio, simbolo dell’architettura rinascimentale, situato tra
Piazza dei Martiri a ovest e tra Piazzale Re Astolfo a est. Nel 1863 il Concilio della città di
Carpi acquistò il Palazzo dal re d’Italia Vittorio Emanuele II e nel 1898 la Commissione di
Storia Patria lo dichiarò ufficialmente Patrimonio Storico-artistico della città.

AREA CARCERI

Nel 1978 il Consiglio Comunale si adoperò per progettare il recupero dell’ala Carceri nella
zona sud-est del palazzo, la cui destinazione d’uso venne determinata solo nel febbraio
1982, quando la Giunta approvò un documento che stabiliva di adibirla a sede dell’attuale

ARCHIVIO STORICO

A partire dal 1984 cominciarono i lavori di restauro, che proseguirono
fino al 1994 e, dopo quattro anni d’interruzione, terminarono definitivamente nel 2001.

TORRIONE DEGLI SPAGNOLI

Il Torrione degli Spagnoli, noto anche come Torrione di Galasso, è situato nella parte più
meridionale del Palazzo dei Pio. Questo imponente edificio a pianta rettangolare è stato
eretto tra il 1440 e il 1450 unendo le due torri circostanti, è articolato su due piani e
caratterizzato da stanze riccamente affrescate.

TORRE DELL’OROLOGIO

La Torre dell’Orologio originariamente non era presente sulla facciata
del castello; è stata progettata dall’architetto Guido Fassi nel XVII secolo.

SALA DEI CIMIERI NELLA ROCCA VECCHIA

La Sala dei Cimieri è situata al primo piano all’interno
della Rocca Vecchia del Palazzo dei Pio dove attualmente si trova l’Archivio. I cimieri erano le  decorazioni degli elmi finalizzati a rendere i soldati più alti e onorevoli. La Rocca Vecchia
è stata eretta a partire da un edificio preesistente nel XV secolo e si trova nella parte
sud-orientale del Palazzo. Fino al XIX secolo sono stati eseguiti numerosi lavori di restauro
e sono stati aggiunti molteplici elementi decorativi.

CORTILE D’ONORE

Entrando dalla torre dell’Orologio, si accede al maestoso Cortile d’onore,
costituito da oltre 900 metri quadrati di superficie. Il cortile, composto da un regolare
loggiato con colonne in marmo che formano un portico lungo 30 metri per lato, rappresenta
una delle più significative opere rinascimentali a Carpi, rivelando l’influenza degli antichi
modelli romani. Le colonne che compongono il cortile sono costituite da capitelli ornati con
motivi decorativi differenti tra loro. A nord del cortile si apre un’ ulteriore area di
dimensioni ridotte, denominata cortiletto del Passerino, creata probabilmente dopo la
costruzione del cortile d’onore e in seguito alla demolizione di altre strutture
architettoniche precedenti.

LA STANZE DEL CASTELLO NASCONDONO STORIE INTRIGANTI, SCOPRIAMOLE INSIEME!

SALE DEL CASTELLO

Sono Cupido l’angioletto
E per questo viaggio sarò il tuo amichetto
Se non lo sai, sono il Dio dell’Amore
E scaglio frecce su ogni cuore
attenzione, se ti colpisco
Il tuo cuore rapisco!

Entrando nel castello ti troverai nella Sala Magna, detta dei Mori

Dove potevi trovare una delle sete migliori
Ed eccoci nella cappella privata
Dove ogni preghiera veniva recitata
La sala ornata era dal principe occupata
Da un motivo floreale era decorata
Nella Sala della Dama dormiva Caterina
Che prima di Alberto era la regina
Una volta il soffitto era blu
E ora di che colore è dimmelo tu!
Nella Sala dei Trionfi guido un carro
Il che può sembrare un po’ bizzarro
Il Trionfo di Amore rappresento
Anche se rimane solo qualche frammento

Se guardi ai lati
Potrai notare due innamorati
Vi è poi il Trionfo di Morte
Guidato da Caronte

A fianco troviamo il Trionfo di Fama, guidato da elefanti
E vicino a loro gli uomini più importanti
Il Trionfo di Tempo è trainato da cervi oro
Guarda attentamente che capolavoro!
Ci addentriamo poi nell’ultimo salone
Che dalla scritta prende il nome

Qui il matrimonio tra Caterina e Lionello viene ricordato

E il nostro viaggio qua è terminato.

PER SAPERNE DI PIÙ..

Le principali sale del Palazzo dei Pio sono:

LA SALA DELL’AMORE

Denominata “Sala delle Rose d’Oro” nel 1902, quando
venne restaurato il soffitto. Sulla parete ovest è rappresentata la scena di un matrimonio,
celebrato da Cupido in persona, tra Lionello Pio e Caterina Pico che si tengono le mani
e sopra di loro è incisa la scritta Amore , da cui deriva l’antica denominazione della
sala. Oltre alle nozze, è raffigurata la festa che segue la cerimonia, con un corteo di
dame e cavalieri. Sulla parete sud coppie danzano e si divertono in girotondi sotto a un
baldacchino, mentre sulla parete est alcuni cavalieri partecipano a varie competizioni. Il
ciclo affrescato, risalente agli anni Settanta del Quattrocento, non è chiaramente visibile
a causa della sua progressiva usura.

LA SALA DEI TRIONFI

è costituita dalla parete sud e ovest degli antichi muri esterni
della Torre del Passerino. La sala congiunge la sala dei Mori con le stanze private, come
la sala della Dama, ed è stata donata da Lionello Pio come regalo di nozze alla moglie
Caterina Pico . La camera dei Trionfi deve il suo nome al soggetto principale della
decorazione che costituisce una trasposizione pittorica dell’omonima opera poetica di
Francesco Petrarca : “I Trionfi”, rappresentati con l’immagine di carri. Possiamo
riconoscere :

  • Il Trionfo di Amore è rappresentato con il carro trainato da cavalli d’argento,
    guidato da Cupido che emana rosse fiamme, simbolo della passione d’amore
    provenienti dalle sue cornucopie (corni dell’abbondanza). Ai lati del carro sono raffigurati
    una donna e un uomo colpito dalle frecce scagliate da Cupido. Cupido è comunemente
    rappresentato come un bambino alato che scaglia frecce per far scattare l’amore nei
    cuori degli uomini.
  • il Trionfo di Morte è raffigurato con il carro trainato da buoi che trasporta le anime
    dei defunti verso il fiume Acheronte,dove li attende Caronte, figura ripresa dall’inferno
    dantesco.
  • Trionfo di Fama è rappresentato con il carro trainato da due grandi elefanti con
    lunghe zanne bianche, circondato dagli uomini più illustri del tempo, tra cui spicca Dante
    Alighieri.
  • Il Trionfo del Tempo, sulla parete est, è raffigurato con un carro trainato da cervi
    dalle corna d’oro, guidato da un uomo vestito di blu che regge una clessidra, simbolo del
    trascorrere del tempo.

LA SALA DELLA DAMA

Collocata all’interno della Torre del Passerino, viene
considerata la camera nella quale viveva Caterina Pico, madre di Alberto Pio.
Quest’ultima è probabilmente la dama raffigurata, in atteggiamento nobile e altezzoso, a
cavallo sulla parete sud, e in trono con un animale accucciato in grembo sulla parete est.
La sala, a pianta quadrata e in stile gotico, si caratterizza per una volta a crociera, sulla
quale sono state applicate a rilievo numerose pigne dorate, simbolo antico della famiglia
dei Pio. Originariamente nella sala era rappresentato un cielo stellato, il quale si
caratterizzava per il pigmento blu, oggi non più visibile perché venne usato con
parsimonia in quanto derivante dalla preziosa pietra del lapislazzulo. Al di sotto del blu
era stato applicato uno strato preparatorio chiamato “bolo”, di colore rosso, riemerso
dopo che il pigmento blu, a causa del passare del tempo, si staccò progressivamente.
Dopo il restauro del 1900, la stanza è stata completamente dipinta di rosso cancellando
ogni traccia del blu originario.

LA SALA MAGNA

Definita impropriamente “Sala dei Mori”, con i suoi duecento
metri quadrati di superficie, è la sala di ricevimento e di rappresentanza del palazzo.
Quando verso la fine del Settecento all’interno della stanza cominciò un’intensa attività
di produzione della seta, la Sala Grande prese anche il nome di “Sala dei Mori” poiché il
moro è il frutto di cui i bachi da seta si nutrono.
Sulla parete sud una finta balconata dipinta si affaccia sulla porta d’ingresso, creando
l’illusione di uno spazio aperto. La parte superiore delle pareti è decorata con un fregio
inserito all’interno di una cornice marmorea, interrotto da riquadri color bronzo
raffiguranti scene di battaglia. Tra un riquadro e l’altro, nella parete nord si inseriscono
quattordici medaglioni, in cui sono state identificate le figure dei Dodici Cesari e Luigi XII
Re di Francia. Giovanni del Sega è l’autore del ciclo pittorico della Sala Grande, il quale
realizzò le sue opere tra il 1506 e il 1518.

LA CAPPELLA DEI PIO

In stile rinascimentale, è costituita da una piccola navata
rettangolare e da affreschi, realizzati tra il 1500 e il 1504, i quali riportano episodi della
vita di Cristo e di Maria ed immagini di santi, vergini e martiri. Nella parete ovest suscita
particolare interesse la scena affrescata in cui si possono riconoscere Alberto III Pio, cui
il pittore di corte Bernardino Loschi dedicò la cappella, il padre Lionello Pio , il fratello
Lionello II e il maestro del principe Aldo Manuzio, inventore della stampa in Italia. Il
pavimento venne completato nel 1921 utilizzando l’unica mattonella in ceramica lasciata
casualmente dalla dinastia Estense.

LA SALA ORNATA

Considerata la sala del Principe, venne dipinta agli inizi del

Cinquecento. Per impatto e preziosità colpisce il soffitto, costituito interamente di legno
intagliato e dorato con un motivo floreale. Nel soffitto sono presenti degli stemmi
sostenuti da angioletti, tra i quali si riconosce l’immagine di un chiodo piantato sulla cima
di un monte che indica un messaggio segreto in latino lasciato da Alberto Pio.

LA TORRETTA SITUATA NELLA PARTE PIU’ A NORD DEL PALAZZO SI CHIAMA TORRE DELL’UCCELLIERA. VUOI SAPERE PERCHE’ E’ CHIAMATA COSI’?

TORRE DELL’UCCELLIERA

Sono in volo coi falchi reali
Siamo diversi e siamo uguali
Parliamo lingue che non conosci
Ma con suoni  che riconosci
E se potessi seguirci in volo
Ti sentiresti meno solo
Il mondo è grande, ovunque andiamo
Troviamo amici e li rincontriamo

sei nel nostro nido il benvenuto

ti accoglieremo con un gran saluto.

PER SAPERNE DI PIU’..

La torre dell’Uccelliera, eretta nel 1480 e situata nei pressi della Torre del Passerino, è una torretta angolare di forma tozza e circolare, originariamente circondata da un canale. All’inizio del ‘500 venne trasformata da Alberto III Pio in un ninfeo, edificio imponente al centro del quale vi era una fontana monumentale costruita interamente in mattoni disposti a lisca di pesce e decorata con affreschi raffiguranti uccelli. Esistono teorie contrastanti in merito all’esistenza della voliera sul soffitto, dovuta alla passione di Alberto III Pio per gli uccelli rari. Originariamente era presente un’altra torretta uguale a questa, situata nella zona meridionale del castello che venne successivamente abbattuta per costruire il palazzo comunale.

NELLA TORRE DEL PASSERINO TANTISSIMI ANNI FA ABITAVA UN’INCANTEVOLE FANCIULLA CHE ORA E’ CONOSCIUTA COME “DAMA BIANCA” SAI QUAL E’ LA SUA STORIA? SCOPRIAMOLA INSIEME!

LA DAMA BIANCA

Dama bianca è il mio nome
E la mia storia ti intrigherà eccome.
In questo palazzo ci abitavo io
Ma ho dovuto dirgli addio
Mio marito non mi amava più
E dalla finestra mi ha buttata giù
Perciò una maledizione ho lanciato
E per sempre i Pio avrei tormentato
Quando la pioggia vedrai cadere
Il mio spirito ballare potrai vedere
Nell’ ultimo piano della Torre del Passerino
Mi vedrai danzare a suon di violino
Se un Pio sta per morire
Tre giorni prima mi vedrà comparire
Ma tu non temere
A te non potrà mai accadere.

LA LEGGENDA ..

Un’antica leggenda narra che la torre del Passerino ,nel Palazzo dei Pio a Carpi , sia stata
abitata originariamente dalla “Dama Bianca”, una bellissima fanciulla, moglie di uno dei signori
Pio che governava la città. Non si sa se Bianca fosse il nome della ragazza o il colore dell’abito
e della luce che emanava quando appariva. La versione ufficiale afferma che la dama avesse
un marito così crudele da ucciderla, spingendola da una finestra del Palazzo. Per vendicarsi, la
Dama avrebbe poi lanciato una maledizione sui componenti della famiglia Pio. In base ad
un’altra versione, la bella fanciulla si sarebbe gettata da una finestra, poiché le venne proibito di
ballare con un giovane ragazzo di cui si era innamorata.

LA TORRE DEL PASSERINO..

La torre del Passerino, la più alta e antica, è stata costruita nel 1321 da un guerriero, il signore
di Mantova Rinaldo Bonaccolsi, che governò Carpi prima della dinastia dei Pio. Egli, a
differenza dei soldati dell’epoca, si contraddistingueva per la sua corporatura esile e per questo
era soprannominato “Passerino”, da cui prende nome la torre.

PER SAPERNE DI PIU’..

Per quanto riguarda la leggenda della Dama Bianca è innegabile che, alcune circostanze e la
lunga presenza della leggenda nella cultura carpigiana sembrano confermare la possibilità che
dietro questo racconto ci sia qualcosa di vero, tuttavia è difficilissimo individuare quali persone
reali si nascondano tra quelle scaturite dall’immaginazione di chi ha raccontato la leggenda per
la prima volta.
Qualcuno pensa che la protagonista del dramma si chiamasse appunto Bianca, e che quindi
fosse una delle due consorti di Giberto I, in quanto si chiamavano Bianca Casati e Bianca
Fieschi, e condividevano quindi lo stesso nome. Altri pensano che ‘bianca’ si riferisca al colore
dello spettro o della veste della donna viva. Altri ancora utilizzano il termine ‘bianca’ per indicare

la purezza della dama, macchiata dalle azioni del marito, dovute al suo carattere crudo e
irascibile.
Il primo riferimento scritto alla leggenda della Dama Bianca si trova in un’opera latina di
Silvestro Pietrasanta, intitolata ‘Thaumasia verae religionis contra perfidiam sectarum’.
Premesso che ci sono tre nobili famiglie lombarde, ovvero i Gonzaga, i Torelli e i Pio, che
ricevono il preannuncio della fine prossima di un loro parente dovuto all’apparizione della figura
di una donna vestita di bianco, Pietrasanta scrive che fu lo stesso vescovo Carlo Pio a dirgli,
con la maggior serietà, dei fatti prodigiosi riguardanti la sua famiglia.
La leggenda della Dama Bianca è citata anche in ‘Scuola del Cristiano’ di Antonio Masini,
dedicato in gran parte all’elencazione di certi segni che hanno talvolta annunziato le morti vicine
e tra questi casi, Masini ricorda la donna bianca di casa Pio.
Un’ altra pubblicazione, in questo caso carpigiana, che include anche il racconto della Dama
Bianca, è ‘Memorie historiche della città di Carpi’ del 1707 di Guglielmo Maggi. L’autore
interrompe la narrazione delle vicende dei Pio per dichiarare che non gli sembrava fuori luogo
fare menzione alla Dama Bianca.
La leggenda della Dama Bianca viene raccontata di generazione in generazione da svariati
secoli. A testimoniare questa informazione è un documento inedito ritrovato nell’Archivio di
Modena, che rivela che la leggenda è diffusa a Carpi sin dai primi decenni del Cinquecento. Nel
documento si racconta della morte di Alberto Pio a Parigi nel 1531. La notizia giunse a Modena
quasi un mese dopo e Enea Pio prese l’impegno di informare il duca di Ferrara, per informarlo
dell’accaduto. Enea odiava Alberto per via della continua rivalità per la totale signoria di Carpi e
nella lettera scritta al duca di Ferrara non si trattenne dall’esprimere la propria gioia per la morte
del rivale scrivendo ‘quella male dicta anima, se n’era andata finalmente all’inferno’. Inoltre, per
mostrare la fondatezza della notizia riferita, Enea volle aggiungere un’altra prova scrivendo: ‘e
poi la Dama Bianca è aparsa a Carpi nel monastero delle sore, e veduta per alchune di loro già
molti giorni sono.’ Questo lascia capire che la credenza nella Dama Bianca doveva essere già da tempo diffusa a Carpi, nonché ben nota altrove.